sabato 15 febbraio 2014

Lettera (aperta) a Civati

Ci sono tanti modi di scrivere una lettera. Ci sono tantissimi modi se si considera che una missiva come questa deve contenere riflessioni, poche, propositi, tantissimi. Ci sono poi infiniti metodi per scrivere questa lettera dove si parla di quello che dovrebbe fare Tizio in merito all'azione di Caio. Siccome tra le tante possibilità quelle più complesse sarebbero anche le più artefatte, comincio dalla verità.


Quale verità? Quella di chi mi sta a fianco, della gente che conosco: la verità della gente normale.






La verità alla domanda:
<< Adesso, dopo che Renzi si è auto-nominato (alcuni dicono auto-proclamato) Premier, Civati che deve fare?>>





Ilenia: Distruggilo!!! 


Riccardo: Io non so cosa possa fare Civati...a parte prendere una posizione per la vicenda.

Il pd oramai è di Renzi...rischierebbe di doversene uscire
Se non lo appoggia in qualche modo...o no?
Valentina: Fossi in te cambierei partito. Magari fondando un nuovo movimento. . Iniziare é difficile, ma ci riuscirai. #nocivotiamo



Matteo: Ho sempre detto, fin dal post primarie, che Civati dovrebbe uscire dal pd e trovare un modo per riunire la sinistra. Continua a votare, giustamente, contro in molte direzioni ma alla fine è sempre li, a dover abbassare la testa al volere della maggioranza. Il Pd non ha la forza per cambiarlo, quindi meglio sprecare energie per migliorare la Sinistra 


Davide: A parer mio la scelta da fare è la più difficile e rischiosa, uscire dal PD e: o entrare in SEL oppure creare una forte coalizione di sinistra, ma ci vuole che anche chi l'ha seguito nella campagna congressuale lo segua (Barca, Mineo ,Puppato...) coalizione da sinistra da creare magari con Vendola (il proggetto sel è quasi fallito), magari con Landini??? magari con Rodotà, magari più in la con Prodi(che però il PD non tradirà) creare un'ala che possa raggiungere il 10% per parlare di politica seria e parlare di sinistra, avere un area all'interno di una coalizione di sinistra che conti qualcosa numericamente 


Gaspare: Sono uno di quelli che fino a qualche tempo fa era contrario al fatto che Civati uscisse dal pd. Adesso la situazione è molto peggiorata. La fame di potere di Renzi e di chi gli sta dietro non ha limiti
Le opzioni sono due:
- cominciare in parlamento insieme a pochi altri parlamentari del Pd un'aspra opposizione
    -uscire portantdo con se la parte "pulita del Pd" per unirsi magari ai parlamentari di Vendola, tentando parallelamente fuori dal parlamento di creare un nuovo soggetto di sinistra. Tentando di unire i personaggi migliori del centro sinistra italiano. Ma capisco che è qualcosa di quasi utopistico
    Arianna: Dovrebbe schiaffeggiare Renzi più e più volte. Onestamente in questo momento credo ci sia ben poco da fare. Credo che l'unica cosa che rimane da fare sia la legge elettorale perché senza di quella nessuno sarà più in grado di fare qualcosa per questo paese.


Vede, On. Civati, credo che nessuno dei titolari dei precedenti interventi sia realmente convinto di avere in tasca una soluzione univoca e netta alla situazione degenerata venutasi a creare. Una soluzione non ce l'ho neanche io che le scrivo questo testo. Credo però alcune cose. Credo e so che Davide, Valentina, Arianna e gli altri siano uomini e donne che impiegano il loro tempo per studiare e realizzarsi nella vita, che si impegnano con i denti per la legalità, sono donne che si scordano lo svago per stare ore in gazebo a raccogliere firme. Vede, On. Civati, i Gaspare, Matteo, Luciano e gli altri sono ragazzi e ragazze che credono, sperano, sognano e su questi sogni sono disposti a metterci parecchie gocce di sudore. 


Io non so se sia giusto che lei esca da questo Pd o che ci rimanga. Non so, e credo sia sbagliato avere una “corrente” di Civatiani. Credo che però l'attesa sia una cosa che non ci possiamo ne vi potete più permettere. Avere ragione per noi, per chi dice le cose giuste, è ormai esercizio di stile inutile sotto ogni punto di vista. 

Il Pd deve essere un'altra cosa. Deve necessariamente essere un'altra cosa
Deve essere diverso dai Gentiloni e dai Fioroni. Deve essere divero dagli Zanda e dagli Speranza. Il Pd non può essere tutto ciò. Il Pd è quello della migliore dottrina di Prodi. Il Pd deve essere quello che dice la nostra Dc è quella di Aldo Moro, ma prima viene Berlinguer. Il Partito Democratico deve essere quello delle feste dell'Unità, quello di fronte le fabbriche, quello che dice a Marchionne che sbaglia, anche se è amico di Obama. Il Pd deve essere ciò che il Pd non è.
Vorrei pure avere la certezza che il problema la maggior parte di noi lo inquadri dalla giusta prospettiva, ma gesti come quelli di Renzi che va a Palazzo Chigi con queste dinamiche fanno arrabbiare parecchio, quasi se non di più del tradimento a Prodi, e quindi le paturnie politologiche passano in secondo piano. 


Veda, On. Civati, questa non è realmente una lettera ma un'appello all'azione, alla mobilitazione. Magari la logica avrebbe voluto che scrivessi a Renzi, ma la storia recente mi insegna che anche nella lontanissima ipotesi il mio testo fosse arrivato alla sua attenzione: un mese dopo avrebbe già ritrattato o dimenticato. 


Io invece scrivo a lei, On. Civati, perché io ricordo le sue parole durante la campagna delle primarie, ricordo la gente che le stava a fianco. Ricordo in particolare una serata, quella all'Estragon di Bologna. In quell'occasione gli interventi fini di Corradino Mineo e quelli accorati ed entusiastici di Elly Schlein fecero da cornice a parole che io non voglio derubricare a promesse elettorali. Lei disse: “all'Estragon ci torno, al meeting di Comunione e Liberazione non ci andrò”. “ Voglio che per le prossime primarie qui ci siano i ragazzi di Sel, perché siamo tutti centro-sinistra e non ha senso dividersi”. Di quella sera ricordo l'ironia su Fazio ed il mancato invito a <<Che tempo che fa>>. Di quella sera non voglio dimenticare l'odore dell'orgoglio delle scelte di sinistra, quella di Prodi e Berlinguer, quella delle città piccole e delle piccole comitive. 

Io, On. Civati, non so cosa fare (questo ormai si è capito), ma qualcosa si deve fare, e per farla ci sono Davide, Valentina, Ilenia, Arianna, Gaspare, Matteo, Luciano, Riccardo. Per fare, ora, adesso, da sinistra, c'è gente disposta a crederci, a starci, ad appassionarsi, che vuole smettere di dire la cosa giusta solamente contro gli altri, ma vuole avere una propria casa nonostante abbiano perso le primarie.



Mi congedo da lei, e da quanti abbiano avuto la pazienza di leggere questo testo, con un mio sogno, uno di quelli ad occhi aperti di fronte ad una tastiera, durante una bella canzone di LOUIS ARMSTRONG, What a wonderful world. 

Non voglio un'Italia giovane, ne giovanile. Non voglio un'Italia aperta agli immigrati ne senza confini. Non voglio un'Italia che <<cresca>> e sia ricca. Non voglio tutto ciò. Vorrei un'Italia meritocratica sia per i ventenni che per gli ottantenni. Vorrei un'Italia plurietnica, multiculturale, solidale e progressista. Vorrei un Italia sociale dove <<chi è bravo sta su e ne beneficia anche chi è meno bravo e sta giù>>. Il mio disegno non lo può fare un milionario, o magari si. Io vorrei il lambrusco e non lo chardonnay, ma non ho niente contro il secondo. Io non sono per lo scontro tra poveri e ricchi, e non è meglio il povero od il ricco. Dico solo che siamo figli di un equilibrio che fingiamo di non vedere. Si è ricchi per il potere e l'ascendenza che si ha sugli altri, e poveri proprio quando non si ha tutto ciò. Ben vengano i ricchi, ben vengano i poveri, i clandestini, non i razzisti ovviamente, nella consapevolezza che ognuno di noi nel momento stesso che rifugge le proprie responsabilità si macchia di due reati: l'egoismo ed il furto.



Ivano Asaro
Ivano Asaro