giovedì 3 ottobre 2013

Sicurezza a Mazara: Storia ed Istruzioni per l'uso.


Foto Gaspare Stassi
Quanti fatti e parole ci passano a fianco senza che ce ne rendiamo conto. Un'infinità, e non potrebbe essere diversamente. 

Alcuni fatti però siamo quasi educati a dimenticarli. Argomenti di tipo sociale ci scivolano addosso in pochi minuti: nomi e storie si mischiano fra di loro. Alcolismo, Tossico dipendenza, ludopatia, carceri sovraffollate, anziani dimenticati: sono per noi parole vuote, da relegare alle trasmissioni televisive specializzate. Credete, di per se non è facile parlarne, si rischia sempre di cadere nel populismo, nella demagogia o peggio nel razzismo. Quando poi sei bravo e riesci ad essere equilibrato, magari incontri il tizio che, anche legittimamente, ti accusa e ti da del fazioso, del prevenuto e se sei sfortunato anche dello stronzo. Quindi? Le televisioni se ne occupano quando ci scappa il morto, i giornali evitano praticamente sempre e la gente riesce solo a sbigottirsi. D'altro canto però io non ho mai conosciuto idee che possano fermarsi di fronte al portone del buon gusto se sono sulla strada del buon senso, ed ecco perché ritengo doveroso parlare di temi sociali. 

Quale?

Rivolgendo lo sguardo a Mazara, non perché sia peggio di altre realtà, potremmo riempire il carrello di discorsi, ma un tema particolarmente attuale sta diventando il caso, e, ci sarebbe da scommetterci, potrebbe essere uno dei temi caldi della prossima campagna elettorale. Per fortuna io non sono candidato, non devo concorrere a nessuna carica, e proprio su Mazara posso continuare a dire la mia.


Di cosa voglio parlare? Di sicurezza.

Inutile dirvi che i fatti delle ultime settimane hanno influenzato non poco la mia voglia di scrivere, ma non hanno di certo cambiato le mie convinzioni.
Per affrontare il tema della sicurezza a Mazara, credo che sia opportuno partire da lontano, certo senza essere eccessivamente prolissi, ma comunque constatando le radici dell'attuale situazione. Quando si parla di sicurezza a Mazara, lo si fa in riferimento all'incolumità fisica dei cittadini e turisti, e dell'integrità delle loro proprietà. Ora è chiaro che essendo Mazara una città siciliana quando parliamo di violenza, seppur minima, e di affari sporchi non possiamo non rivolgere lo sguardo agli anni '40 e '50 del secolo scorso. 

Mazara allora si presentava come una città certamente meno popolosa, ma soprattutto come una società più semplice e forse più omogenea. Soprattutto nel secondo dopo guerra, le difficoltà, la fame, e le tecniche agricole non ancora sviluppate, avevano disegnato quartieri densamente abitati, con 7/8 persone che abitavano in pochi metri quadri, con alla base una sorta di solidarietà condivisa e diffusa almeno nella maggior parte dei casi. Era il tempo in cui a Mazara veramente si poteva dire:<< tanto si conoscono tutti>>. Una società arcaica, con delle case vicine, che ottemperava alle mancanze non solo con la solidarietà ma anche confidando nella vecchia Cosa Nostra. Quelle era la mafia che si componeva si di grandi boss che gestivano l'illegale, comminavano omicidi ma anche di soggetti, suddivisi per quartiere, che erano una specie di vigile urbano che da una parte avevano il guanto di velluto della cortesia, dall'altra il pugno di ferro della Violenza. Non voglio con ciò dire che c'era una Mafia buona, solo che c'era una mafia diversa. In quel contesto avere un mafiosetto di quartiere era utile, ed alla fine le remore morali passavano in secondo piano, specie perché la diffusa ignoranza faceva totalmente sottovalutare certi temi. 

Ecco perché non era strano vedere la scena del vecchietto che si lamentava col boss per il cane della vicina che abbaiava troppo, o magari per il trattore dell'altro vicino che sporcava tutta la strada di terra. 

La mafia era già una cosa sbagliata, ma l'assenza dei traffici illeciti e la mancanza dello stato facevano si che la società avesse un determinato equilibrio. La storia ha fatto il suo percorso e se fino agli anni '70 certe regole ancora valevano, con l'avvento della falange corleonese, insediata anche in provincia di Trapani, ed in particolar modo a Mazara, il modo di intendere i quartieri è radicalmente cambiato. 

I corleonesi non avevano il senso del controllo del territorio come i vecchi boss, per loro il controllo significava comando, anche del caos, ma comando, e soprattutto affari, soprattutto soldi e solo quelli.
Questo modo d'agire e queste sostanze hanno invaso in molti sensi la Sicilia, e per quello che ci riguarda Mazara.



Se da un lato si emancipava una nuova classe rampante Mafiosa locale, dall'altra i soldi della Marineria gestita da armatori poco accorti e per nulla previgenti, riempivano la città di soldi liquidi da investire, e quale migliore sorte per i soldi se non il mattone? Mazara vive per tutti gli anni '80 e '90 un boom edilizio. Molti si diranno ma le case non erano tutte dei mafiosi o degli armatori. Certo, infatti va chiarito che i soldi in quel periodo furono veramente tanti, talmente tanti da animare l'intera economia mazarese. Risultato? Mazara che prima si concentrava in pochi ambiti territoriali, scopre su grandi numeri la casa di villeggiatura a Tonnarella, la residenza nella parta più estrema di Via Castelvetrano, fino a scoprire il quartiere Bocca Arena. In tutto ciò, soldi pubblici per i terremoti annessi, nascono interi quartieri popolari e non. 


Ecco perché oggi Mazara è abitata da Tonnarella a Quarara, da Mazara 2 a Santa Maria. Talune di queste abitazioni fuori mano divennero poi anche prime case complicando se è possibile la materia. In questo clima esasperato di corsa alla costruzione di nuove case, paradossalmente sempre più grandi e vuote di gente, la storia prende ancora una volta una strada diversa. Lo stato dopo le stragi decide di svegliarsi, decide di intervenire e per anni, dopo il celeberrimo 1992, impegna i suoi migliori uomini nella lotta contro Cosa Nostra. Effetti? Potere di controllo economico della mafia sensibilmente diminuito, difficoltà nel reinvestimento dei capitali e fine anche per Mazara di un consistente bacino lavorativo, l'edilizia appunto. 


D'altro canto anche la pesca e la marineria in genere caddero sotto i colpi delle inefficienze ed inadeguatezze degli armatori ed anche li, quindi, soldi e benessere si sono sciolti come neve al sole, tranne che in qualche raro caso. Mazara senza soldi e senza sbocchi. Una situazione tragica direte, ma un viaggio va compiuto tutto per essere istruttivo. Negli stessi anni del benessere, soprattutto la marineria attirava un fortissimo numero di extra comunitari dall'area del Magreb, uomini che venivano pagati meno degli italiani, e che componevano a poco a poco un vero e proprio substrato sociale. Quando poi le cose cominciarono ad andare male, l'Europa aprì le porte dell'est , fenomeno che insieme alle guerre nei Balcani fece affluire nei nostri territori un gran numero di soggetti, scarsamente scolarizzati e per nulla avviati alle professioni. Un numero ingente quindi di soggetti a reddito zero, che oggi nel 2013 si ingrossa sempre di più, e che già era composto da un foltissimo numero di Mazaresi. Cosa manca in questo quadro? Forse il tassello più importante: la politica. Per guardare ad essa bisogna partire da cosa non ha fatto. Non ha fatto un piano regolatore in grado di garantire vivibilità a fronte degli oneri di urbanizzazione, non ha per nulla combattuto l'abusivismo, quando doveva, e non ha coordinato e cooperato con la marineria. Storicamente queste colpe sono gravi, ma c'è anche quello che la politica ha fatto, di sbagliato ovviamente. La politica ha per decenni dimenticato il centro storico, di fatto consegnandolo all'anarchia; la politica ha preferito ignorare che un'altra Mazara, cosmopolita stava nascendo e non si è occupata di piani di accoglimento ed inserimento sociale e d'altra parte ha preferito investire uomini e risorse in battaglie perse. 


Questi sono tutti i dati da tenere in conto quando si vuole parlare della sicurezza a Mazara. Molti ad un prima lettura sembrerebbero non entrarci nulla, ma mettendo i cocci insieme si ottiene una società dove lo stato non è presente, e, tagliando tagliando, le volanti non hanno la benzina per vigilare su un territorio così vasto, i quartieri centrali della città sono un <<non luogo>>, specie a talune ore della giornata, dove potrebbero essere commesse le peggiori razzie e pochissimi se ne accorgerebbero, e questo non lo dico io, ma chi ha subito i furti. Proprio una società così complessa, mai capita, e così disagiata partorisce casi disperati che considerano normale vivere di espedienti, ai limiti della legalità e spesso anche anche oltre. Una società dove, non dobbiamo nascondercelo, non c'è più il mafiosetto locale che ti richiama e ti allontana sgherri e brutti ceffi. Ed in tutto questo le forze dell'ordine? Beh chi lavora ci sarà e c'è, magari anche tra i poliziotti municipali, ma il taglio delle risorse e l'inadeguatezza e la svogliatezza di certi soggetti è davvero uno schiaffo ai cittadini. Certo non si può pretendere di avere degli eroi, ma pattuglie più attive sono un diritto. Mazara è questa e lo è da Piazzale Europa a Via America, lo è da Tonnarella a Mazara 2, lo è persino ormai in Via Garibaldi e Corso Umberto. Quadro allarmante, è vero.


Cosa fare? 

Come dicevo all'inizio non sono candidato, e quindi non ho necessità di fare un manifesto elettorale, ma non mi piacciono i soggetti e taluni movimenti che stanno li sempre a menare il dito quando a comandare sono gli altri, praticamente tutti quindi, ergo provo a dare delle idee su medio e lungo termine. Queste idee non possono però essere capite se non si chiariscono talune questioni, che sono riconducibili all'attuale amministrazione, non perché storicamente più colpevole delle altre, ma perché è quella che abbiamo ed è quella che ha convinto un grandissimo numero di cittadini durante le ultime elezioni comunali. Si era parlato tanto di centro storico, e come volevasi dimostrare, e questo blog lo disse in tempi non sospetti, non serviva a nulla coprire alcune strade di opere ceramiche se dietro non vi è un lavoro sociologico e tecnologico di integrazione. Le ceramiche di per se non portano ne i delinquenti in galera ne rendono più abitabile un quartiere, in questo caso la Kasbah. Semplicemente lo rendono più interessante per 15/20 giorni, passati i quali il mazarese medio, qualsiasi sia la sua etnia, ritorna ad avere paura nel passare da via Bagno dopo le 20,30. Così come un'altra critica che Mazara ha elevato al suo sindaco è quella di avere dimenticato il resto della città: cosa che in parte è pure vera, vedasi tonnarella per farsi un'idea rispetto a ciò che è scritto nel programma elettorale. Ma se le critiche sono doverose per marcare il campo, rispetto a questa ed alle precedenti amministrazioni, bisogna guardare avanti, e cercare di immaginare delle soluzioni. Il primo pilastro da cui partire deve essere il fatto che non ci sono i soldi, o forse c'erano per le mattonelle ma non per altro (a proposito come blog, ed io personalmente, aspettiamo le delibere di giunta famose dove si dice che sono state regalate totalmente dal sindaco alla città). 

Ed allora che fare? 

Partendo dalla fantasia e dalla storia il primo passo non può essere altro che la creazione di un tavolo tecnico con questore, prefetto e rappresentanti provinciali e locali di tutti i corpi armati che insistono sul territorio, per un sindaco che disse di non avere problemi ad alzare la cornetta dovrebbe essere una bazzecola. Obiettivo creare uno stato di grande mobilitazione per un semestre, dove impegnare tutte le forze disponibili, chiedendo uno sforzo condiviso a tutto i corpi armati, soprattutto insistendo nei quartieri più disagiati. Le forze dell'ordine devono tornare a camminare a piedi per tutta la città. Si devono vedere forze dell'ordine a piedi da Santa Rosalia a piazza Imam Al Mazarì. La gente deve notare che c'è lo Stato, e questo è un punto di partenza essenziale. Questo sistema non si deve inventare, esiste già, si chiama CIT (controllo integrato territorio).


Secondo passo. Un ulteriore tavolo tecnico deve essere formato da tutti i presidi delle scuole locali di ogni ordine e grado, dai rappresentanti delle associazioni sportive e dai sacerdoti locali. Mazara si deve svegliare per un anno, non solo nel periodo estivo, devono essere organizzati appuntamenti, meeting, incontri che devono sensibilizzare la gente sul tema della legalità e contemporaneamente fare esprimere le problematiche che magari solitamente rimangono tra divano e televisore. Per un anno minimo le scuole dovranno uscire dalle scuole, le chiese dalle chiese, scendere nelle stradine, dire quello che vogliono ed avere sempre un microfono per farlo. 

La gente deve ritornare a parlare con il proprio vicino, le strade non posso più svuotarsi alle 20,30 e però non deve esistere solo Corso Umberto. Ultimo passo, anche questo a costo zero o quasi, è la creazione degli sportelli dei poliziotti municipali nei vari quartieri. Li le persone, in forma anonima potranno non solo fare una regolare denuncia, ma sostanzialmente sollevare dubbi circa la liceità di taluni movimenti che succedono, come il baccano notturno o l'assembramento di gente sospetto. Il tutto sarà giornalmente verbalizzato e settimanalmente inviato al sindaco e nel caso alle forze dell'ordine competenti. Nessuno può tirarsi fuori da questa battaglia di civiltà. 

Queste iniziative certo non hanno la pretesa di risolvere la questione della micro criminalità diffusa e sono di certo pensati come una soluzione tampone che deve prima di ogni altra cosa risollevare lo spirito locale, deve far credere che una Mazara più sicura è possibile. Con il tempo ed i soldi si potrà fare altro, come mandare gli assistenti sociali per le strade, fare la video sorveglianza e riabilitare certe costruzioni diroccate.
Foto Gaspare Stassi

Com'è giusto che sia mi aspetto molte critiche, la sola indifferenza non capirei.




Ivano Asaro

Ivano Asaro