giovedì 21 febbraio 2013

Le genovesi: i classici dolci ericini

Rosita Messina

Le genovesi sono tipici dolci della pasticceria siciliana, in particolare un dolce caratteristico della splendida Erice. Le possiamo trovare con diversi ripieni : come crema pasticcera , ricotta, marmellata e nutella.
Oggi in particolare vi proporrò le genovesi con la nutella una ricetta veloce , che vi delizierà il palato, ma soprattutto che vi concederà una pausa studio veramente deliziosa 

INGREDIENTI:
500 gr farina 00
200 gr zucchero
200 gr margarina
2 uova
1 busta di lievito

PROCEDIMENTO:

Impastare la farina con lo zucchero, la margarina, uova e lievito per dolci.

Amalgamare bene gli ingredienti fino ad ottenere una pasta omogenea e compatta.

Dalla pasta ottenere una sfoglia dallo spessore di circa 3 mm, ritagliare, aiutandovi con un coppa pasta o simile, due serie di dischetti.

Disporre i dischetti e versarvi su ognuno la nutella, sovrapporre i dischetti, facendoli aderire bene sul ripieno.

Sigillare bene i bordi assicurandovi che non possa fuoriuscire il ripieno.

A questo punto disporle su una teglia, foderata con carta da forno, e mettere in forno preriscaldato a 180° per circa venti minuti.

Sfornare e servire spolverando le genovesi con zucchero a velo.












Rosita Messina

domenica 17 febbraio 2013

Ecco per chi vota Canto Libero

Ivano Asaro

E’ finito il tempo dei sondaggi: e menomale verrebbe da dire! Mai come questa volta la competizione è scollata dalla residua percentuale di persone che hanno un telefono fisso (che quindi contattati dai call center dei centri di statistica rispondono poco e spesso a caso, anzi proprio “ad minchiam”). 
Internet, bar e centri di aggregazione saranno i veri nodi di questa campagna elettorale, caratterizzata ancora dalla tv, ma non come nel 2008 dove fu la “sola” a dire chi votare. Le prossime elezioni non saranno come le altre e non possiamo far finta che sia diversamente: di sicuro se i governi del passato avessero operato meglio, non saremmo arrivati ad un bivio. Ma siamo qui: parlare della prossima legislatura come la base per un nuovo assetto sociale è poca cosa. Bisogna a mio avviso parlare propriamente di una nuova legislatura costituente, non però in riferimento ai precetti della carta costituzionale, vero unico baluardo del nostro stato (ben più di Napolitano), ma di un nuovo contratto sociale. Un nuovo patto, in cui non solo la classe politico-imprenditoriale, si dia un nuovo codice di comportamento, un nuovo metodo per affrontare la vita insieme.
E’ il momento di vergognarci del parente che non paga le tasse, di non avere fatto abbastanza sul posto di lavoro, di non aver aiutato la vecchina ad attraversare la strada. Poche cose che possono sembrare stupide, ma che sono esemplificative di quello che vogliamo dire. La furbizia, il non pagare le tasse, l'evasione, sono metodi spregevoli di ingiusto arricchimento ed anzi vanno considerati alla stregua di reati morali prima ancora che giuridici.
Ci si può lamentare dell'alto costo fiscale del nostro stato? Altroché se si deve, ma può farlo solo chi le tasse le paga. Nessun evasore può essere graziato solo perché l'imposizione fiscale è troppo alta, anzi se è troppo alta è per lo più colpa dello stesso, che però non evade mai i servizi che le tasse assicurano.
Capitolo lavoro, chimera per i giovani, peso per gli uomini di mezza età. E le donne? Sempre sospese in un limbo di ambiguità. Ora è il momento però di dirlo chiaramente: chi non fa bene il proprio lavoro, chi non da il massimo è un ladro! E questo non vale solo per i lavoratori delle piccole imprese che convivono col fiato sul collo del datore, che di fatto viene ancora chiamato padrone. Il massimo è richiedibile ai lavoratori delle grandi imprese e del settore pubblico.

Dobbiamo arrabbiarci tutti quando allo sportello ticket c'è una coda per colpa dell'operatrice, così come se le strade sono sporche perché quella mattina l'operatore ecologico era svogliato.
E ciò vale anche per gli imprenditori: chi delocalizza, chi rinuncia ad investire in uomini e mezzi per la finanza, facendola divenire l'unica sua fonte di reddito, lasciando a casa i lavoratori, non solo è obiettabile come soggetto, ma deve essere dissuaso dal farlo attraverso una tassazione che renda utile “fare” piuttosto che “fare finanza”.

L'esempio della vecchina poi è solo uno dei tanti modi per dire che in questo paese manca il senso civico, nascosto nei rivoli di una psicosi di massa nel lasciarsi andare, spaventati come siamo di essere fregati. E’ il momento di gettare sempre la cicca nei i cassonetti, di rimproverare chi non lo fa, di adirarci quando qualcuno posteggia in seconda fila e tanto meno farlo noi stessi.
Sogno un’Italia di bacchettoni? No, per carità. Vorrei soltanto italiani che si prendano le loro responsabilità, che siano fieri di essere tali, che guardino con necessaria fiducia al futuro.
Vale la pena poi citare due motivi che possono guidare la matita sul giusto simbolo. Il primo è quello di puntare sul patrimonio artistico ed ambientale di cui disponiamo, in virtù della penuria di materie prime nel nostro paese: questo bene è peraltro tutelato anche dalla nostra costituzione nello specifico, in quanto già i padri della nostra patria si erano resi conto che per noi monumenti e montagne, quadri e mari erano come il petrolio. Perciò scegliete gente che non deroga nemmeno per un minuto da questa difesa.
Il secondo parte da una statistica: ogni anno la Cina sforna 4 milioni di laureati, di cui 400.000 ingegneri (a seguire India, Brasile, Russia, e Stati Uniti); in Italia invece negli ultimi anni si sono persi più di 50.000 nuovi studenti, che sarebbero molti di più se si pensa che a differenza di altre realtà europee sono in pochi gli immigrati “italiani” a seguire l’università. Questo che significa? Che la vera sfida è quella di ricreare cultura e tecnologia. E’ necessario capire che un laureato, seppur libero professionista, è una risorsa per tutti: per il PIL che mette in movimento, per il benessere che crea e per lo stato sociale che concorre ad equilibrare.
La laurea “pubblica”, accessibile al cittadino comune, deve rimanere, integrata nei contenuti, certo, e calmierata negli sperperi. Bisogna a tutti costi puntare sulla preparazione e sulle intelligenze.

Non vi diremo chi votare, ci mancherebbe, ma la scelta che vi consigliamo di fare è tra i partiti che, meglio di altri, vi sembrano aderire a questo progetto ineludibile per l'Italia.



Ivano Asaro

sabato 16 febbraio 2013

Paraculisti, Democristianisti, Massoneria: loro ci sono sempre


Quanto ci piace litigare. Gli italiani si sa, sono un popolo a cui piace battibeccare, litigare e perfino fare la guerra sulle divisioni ideologiche.

Date un qualsiasi fatto, da un omicidio irrisolto ad un giocatore non convocato, da un piatto tipico ad un caso medico, gli italiani troveranno sempre il modo di esprimere tre posizioni, chi vuole bianco, chi vuole nero, e chi si ferma nel grigio, aspettando il trionfo di una delle due ipotesi, per conformarsi e sedersi al tavolo della vittoria.

Gli italiani sono così per dato genetico. Prima dell'unità italiana c'era chi voleva e chi no la penisola unificata sotto la stessa bandiera; il fascismo c'era chi non lo voleva, ma c'era anche chi lo volle fortemente; gli anni di piombo, e prima l'autunno caldo, gli hippie, la protesta giovanile, furono, da nessuna parte come in Italia, un cruento ed efficacissimo laboratorio sociale. A parte molti  dei politici attuali in quegli anni si sperimentarono le rivendicazioni e gli scioperi studenteschi. Tutto ciò che oggi è considerato rivoluzionario e sinistroso è stato coniato in quegli anni, dall'eskimo all'ascolto degli Intillimani.

Ma si farebbe un falso storico se si omettessero le altre parti. Quegli anni videro molte, moltissime, mosse anche a destra, quelle destra, non europea, l'altra, quella fascista, franchista, squadrista.

Però al governo chi c'era? Quelli di la, quelli del grigio, quelli che i neri no, ma neanche i rossi <<cugghiuniano>>.

Ora gli anni passano, il modo di raccontare la realtà cambia, a volte ci illudiamo che possano cambiare anche le cose. Invece quelle proprio no. Anno 2013, elezioni alle porte. Siamo ancora tifosi della nazionale, uno di sinistra voterà sempre a sinistra, magari disperderà il suo voto tra partiti piccoli e grandi, non esistendo più il PC, proprio come quello di Destra, che voterà sempre a Destra e non trovando più un Almirante disperderà il voto tra più partiti. 

Eppure ci eravamo illusi. Berlusconi ci aveva illusi. L'uomo che era partito dalle ceneri del partito socialista, che non ha mai detto di essere di Destra ma che ha sempre apprezzato pubblicamente il duce, aveva creato un nuovo solco. Si poteva essere tutti ricchi, o comunque stare meglio; si poteva avere uno stato più leggero ed infondo aveva fatto un Milan davvero forte.  

Qualsiasi sia il vostro giudizio politico su Berlusconi, perfino che questo sia positivo, due dati sono inappuntabili: Lui ed il trio Costanzo-DeFilippi-Ricci hanno prodotto più danno di quanto beneficio abbiano apportato dal punto di vista morale, anche se con grande gioia di sponsor ed auditel; quello che voleva fare, non solo per colpe sue, evidentemente, dopo 20 anni, non è stato fatto. L'italiano medio, è diventato mediamente povero, e mediamente ci mandiamo tutti a quel paese di più rispetto a 20 anni fa. Ma anche qui, davanti al nuovo, l'italiano è riuscito a dividersi: Berlusconi si, Berlusconi no, Forza Italia si, Forza Italia no, Dell'Utri è Mafioso o è solo amico dei mafiosi (poi vorrei sapere che cambia, ma vabbé), c'è un'alternativa o non c'è un'alternativa.... 

Ora però è il tempo di aprire gli occhi. 

Ivano Asaro
Ho cominciato questo testo dicendo che ci sono soggetti che dicono bianco, quelli che dicono nero, e quelli che non parlano e si mettono sul grigio. Questi ultimi, tragicamente inconsistenti dal punto di vista etico, sono la colpa dei peggiori mali del nostro paese, perché sono sempre gli stessi che ci sono e ci saranno, immobili e potenti, quelli che hanno nomi altisonanti accostati finanche a libri di storia ed orbitano sempre ad un passo dalla notorietà, potenti per essere presi, sconosciuti da non essere cacciati. Questi sono <<il grigio>>, quell'entità che nessuno, tanto meno l'ex nuovo Berlusconi ha scacciato, anzi ha tento di unirsi a loro, senza fortuna. E' possibile che in questo paese ci siano persone che abbiano, da punti diversi, influenzato il nostro vivere essendo quasi sconosciuti? Tutto questo ha un nome? Più di uno per la verità. Per le cose piccole si chiama Paraculismo, il più bieco degli atteggiamenti, per quelle politiche si chiama democristianismo, per quelle cose veramente importanti, che decidono addirittura la qualità dell'acqua che ti esce dal rubinetto ed i programmi che vedrai, si chiama Massoneria.

Se c'è una cosa che questo paese deve augurarsi è che il 24/25 febbraio i <<paraculi>> per un giorno facciano una scelta di campo, votando con testa e cuore, che i <<democristianisti>>non vengano eletti e che la massoneria si scordi per due giorni l'indirizzo del potere.

 Buon voto.


Ivano Asaro

venerdì 15 febbraio 2013

“Houston abbiamo avuto un problema”

Diodato Pasquale

Spesso per capire ciò che avviene intorno a noi, bisogna fare un passo indietro, nel passato, nemmeno tanto remoto.

Alcuni brevi cenni storici: nel 1941 a Pearl Harbor il Giappone attacca la flotta americana, gli USA entrano di fatto nel conflitto mondiale, nel 1943 a Stalingrado,l’esercito nazista sconfitto si arrende dopo quattro anni di ferrea resistenza dell’armata rossa russa.…
E' l’inizio della fine, del secondo conflitto mondiale.
Sicilia, Giugno 1943 Preparativi “Operazione Husky” :
Uomini dell’intelligence americana preparano lo sbarco in Sicilia venendo in contatto con chi in quell'isola ha un influenza notevole ovvero “Cosa Nostra”, una vera e propria trattativa.
La “target section” la squadra dei servizi segreti, inviata per la missione, aveva due obiettivi raccogliere informazioni e “suscitare nella popolazione sentimenti favorevoli alle forze alleate”; gli americani ingaggeranno ed invieranno gangster e uomini d’onore Italo-americani in supporto alla missione.

Dopo un mese è tutto pronto gli alleati sbarcano e conquistano facilmente la Sicilia, da allora non la lasceranno mai più, divenendo essa centro nevralgico per le guerre che verranno.

Le basi militari USA in Sicilia sono circa 15, (Depositi, Stazioni di telecomunicazione, basi Guardia costiera, centri comunicazione Nsa, basi aeree, navali e radar, solo alcune con copertura NATO)tra le più importanti è giusto citare la Base di Sigonella [CT] principale piattaforma militare americana del mediterraneo centrale che ospita tra i numerosi armamenti, le testate nucleari B-43, da più di 100 chilotoni l’una (La bomba atomica sganciata su Nagasaki era di 10 – 20 kt).

Ma la militarizzazione dell’isola sicula non fu sempre facile, a Comiso negli anni 80, in piena guerra fredda siciliani ma non solo si opposero all’installazione dei missili Cruise, che successivamente venne smantellata e riconvertita in aereoporto civile, una prima vittoria sulle manie imperialistiche, militaristiche degli USA.

Sono passati 70 anni dall’operazione Husky e 30 anni da “Comiso” eppure la Sicilia sembra essere perennemente in guerra, almeno secondo i governi americani che nel recente 2004 decidono di installare sull’intera superficie del globo 4 sistemi di telecomunicazione satellitare per scopi militari, le sedi scelte sono: Kojarena in Australia, Virginia ed Hawaii USA ed guarda caso, Niscemi [CL] Sicilia con l’autorizzazione e la complicità di Politici Italiani e siciliani.
Il MUOS (Mobile User Objective System) è una struttura composta principalmente da tre antenne circolari dal diametro di 18,4 metri e due torri radio alte 149 metri, col compito di pilotare i droni (bombardieri senza pilota) ed inviare dati ad apparecchiature militari in tutti i fronti internazionali.
Tradotto in parole del tutto semplici: parlare di pace puntando il fucile in testa al nemico…
“…Gramsci chiamerebbe un pacifista, un cardiochirurgo che invece di fare i miliardi nelle cliniche svizzere, se ne va ad operare i bambini gratis in Africa, Gramsci chiamerebbe quel pacifista e lo metterebbe a fare il ministro della difesa, non un generale con i cannoni in mano e il mitra in tasca, mettere un generale come ministro della difesa è come mettere un piromane a capo dei pompieri” Ascanio Celestini.
… vai a capire poi chi sono i nemici, ma quella è un'altra storia.

Anche oggi a Niscemi come a Comiso però, la popolazione si mobilita, pure perché, non sono assolutamente da sottovalutare l‘impatto ambientale (Il MUOS è dovrebbe sorgere o meglio sta sorgendo, visto che i lavori sono in corso, all’interno di un’area protetta come la sughereta di Niscemi)che il progetto avrebbe sul territorio ed l’inquinamento elettromagnetico che metterebbe a rischio la salute delle popolazioni limitrofe.
La battaglia del movimento NO MUOS è in pieno svolgimento, mentre scrivo altri blocchi di manifestanti stanno cercando di fermare la costruzione del “MUO..stro”; ad onor del vero qualcosa a livello istituzionale forse si muove. Staremo vigili ed attivi.



Questo scritto ha la sola ambizione di informare e condividere qualche pensiero, non ha altre ambizioni particolari, di certo non potrà fermare la militarizzazione dell’isola, ma una considerazione va comunque fatta.
Quanti MUOS.. TRI, quante basi, quante armi, quanti pericoli, quante guerre, quante zone protette violate, quanto dobbiamo ancora sopportare per ripagare la vostra gentile liberazione?
Pasquale Diodato
Non c'è strada che porti alla pace che non sia la pace”
Gandhi

giovedì 14 febbraio 2013

Palermo: la speranza è l'ultima a morire

Davide Mauro

L'ultima volta che ho scritto sul Palermo, avevo parlato di buone speranze e di buoni propositi per il 2013, l'anno non è cominciato nel migliore dei modi per la squadra Rosanero a causa della sconfitta di Parma, sull'ennesimo errore di un singolo, e di quella di Napoli. L'annata sembrava avere preso la direzione giusta dopo il pareggio contro la Lazio, seconda in classifica e il pareggio di Cagliari, inoltre oltre ai segnali positivi dal campo, in sede di calciomercato l'AD Pietro Lo Monaco aveva rivoluzionato la squadra cedendo un bel po' di giocatori fuori dal progetto e acquistando tanti ottimi giocatori per provare a raggiungere l'agognata salvezza. Ma Domenica 3 febbraio tutto crolla nuovamente per il Palermo, sconfitto in casa dall'Atalanta, in uno scontro diretto delicatissimo, il presidente Zamparini decide di rivoluzionare tutto, via Gasperini, giustamente, colpevole secondo il presidente di aver schierato troppi nuovi acquisti assieme nella partita più importante della stagione, ma anche a causa di un rendimento bassissimo della squadra che non vince in campionato da novembre, e via anche Pietro Lo Monaco, l'uomo che a parere di buona parte della tifoseria aveva lavorato come un mulo per la salvezza dei rosanero e che aveva fatto un mercato di tutto rispetto che a Palermo non si vedeva da tempo. L'allontanamento di Lo Monaco non è andato giù ai tifosi del Palermo che vedevano nell'ex dirigente Catanese una persone capace e un dirigente da cui ripartire dopo le ultime 2 stagioni orribili. Il pubblico Rosanero ha per la prima volta contestato Zamparini dopo 10 anni di presidenza e vede l'obbiettivo della salvezza sempre più lontano. Dopo l'allontanamento di Lo Monaco e Gasperini il presidente ha puntato su Alberto Malesani come guida tecnica, scelta che ha fatto storcere il naso a molti a causa del curriculum recente del Mister Veronerse e su Giorgio Perinetti come Direttore Sportivo, quest'ultima scelta a parer mio incondivisibile in quanto, si è puntato sul dirigente che ha costruito in estate la squadra che si trova adesso all'ultimo posto della classifica della serie A. Dopo l'ennesima rivoluzione tecnica il Palermo non ha mostrato segni di vita, pareggiando in casa contro il modesto Pescara e sprofondando ancora di più in classifica. La classifica parla chiaro il Palermo è ultimo con 18 punti e si trova a 4 punti dal quartultimo posto che significherebbe salvezza, la matematica non ci condanna ancora, ma il tifoso è sfiduciato a causa degli ultimi avvenimenti e delle ultime prestazioni.. La salvezza è molto difficile e servirebbero un paio di vittorie consecutive per riportare fiducia nell'ambiente e provare a raggiungere l'obbiettivo. Il tifoso ci crede poco ma ci spera ancora, sarà il campo a parlare



Davide Mauro

martedì 12 febbraio 2013

Balotelli, Rossi e Sissoko: tutto il mercato di Gennaio

Mirko Scimemi

Febbraio è il mese dei grandi appuntamenti, il mese del ritorno delle coppe, il mese dei primi verdetti dopo il mercato invernale. Il campionato italiano prima delle coppe si presenta più avvincente che mai: la lotta scudetto tra Juventus e Napoli al momento favorisce i bianconeri che con 5 punti comandano la Serie A. Ma il vero fascino del nostro torneo è la lotta per il terzo posto, valido per i preliminari di Champions League. Milan, Inter e Lazio sono le squadre accreditate per raggiungere l’obiettivo, con i biancocelesti terzi grazie al vantaggio di un solo punto sulla formazione di Stramaccioni e tre punti di vantaggio sui rossoneri in grande rimonta. Le ostilità si sono ben messe in evidenza nel mercato di Gennaio che ha come fiore all’occhiello Mario Balotelli rossonero, talento italiano che dopo due stagioni e mezzo ritorna a Milano sponda rossonera.

 Ma adesso parliamo del mercato delle singole squadre.

Anelka

Juventus: la capolista deve riparare alle assenze di Chiellini e Asamoah (impegnato in coppa d’Africa) e prende dall’Atalanta il terzino, all’occorrenza centrale, Peluso. Marotta cerca di piazzare il colpo in attacco vista la carenza di giocatori decisivi nel reparto avanzato, alla fine arriva il rimpiazzo Anelka dopo aver inseguito a lungo Lisandro Lopez.
 Voto: 5,5.





Cavani
Napoli: grande mercato della società partenopea che rinforza la difesa con Rolando dal Porto, prende Armero dall’Udinese come alternativa a Zuniga e infine da segnalare il ritorno di Calaiò come vice-Cavani.
 Voto: 7.






Lazio: si muove in uscita, Lotito si preoccupa di sfoltire e solo negli ultimi giorni movimenta il mercato con Pereirinha dallo Sporting ma sfugge il colpo Felipe Anderson dal Santos e il sogno Lampard. 
Voto: 5.




Kovacic
Inter: grande rivoluzione a centrocampo. Ben tre volti nuovi per le file neroazzurre, Schelotto dall’Atalanta, Kovacic (gioiellino croato pagato ben 11 milioni di euro), Kuzmanovic dallo Stoccarda. L’infortunio di Castellazzi e la stagione non esaltante di Milito spingono Moratti a chiedere Carrizo e Rocchi alla Lazio, che cede senza eccessive pretese. 
Voto: 6,5.














El Shaarawy- Niang- Balotelli





Milan: la squadra regina del mercato che ha come assoluti protagonisti Adriano Galliani, un genio del mercato, e il procuratore Mino Raiola. L’intensa attività dei due ha portato Mario Balotelli al Milan, dopo un’estenuante trattativa che ha portato il fuoriclasse italiano al Milan per “soli” 20 milioni pagabili in 6 rate. È il colpo del mercato milanista che con Super Mario può portare avanti il progetto dei giovani garantendo gol e giocate con il trio delle creste Niang - Balotelli - El Shaarawy. Galliani lavora anche per il futuro e prende il talento empolese Saponara e dal Brescia il promettente difensore Salamon. Da segnalare lo scambio con  il Parma Zaccardo-Mesbah-Strasser , che ha liberato Allegri da uno dei peggiori terzini mai visti a Milanello. 
Voto: 8,5.



Rossi
Fiorentina: grande lavoro per la viola che migliora tutti i reparti con riserve e potenziali titolari tra cui il maliano Sissoko dal PSG e Giuseppe Rossi fermo ai box fino a metà Marzo. Da notare il talento Wolski rubato nelle ultime ore ai Red Evils. Voto: 8.

Catania: operazioni di contorno per la sorpresa del campionato. La squadra non richiedeva altri interventi dopo l’acquisto di Castro nell’estate.
 Voto: 6.

Roma: la società capitolina necessita di un grande difensore di esperienza, ma la dirigenza si è preoccupata di migliorare la corsia destra con l’ottimo Torosidis.
Voto: 6.

Parma: ritorna Mariga dall’Inter, brutta la cessione di Zaccardo al Milan sebbene non fosse fondamentale vista l’abbondanza di centrali presenti in rosa. L’ottimo lavoro svolto fin qui da Donadoni richiedeva uno sforzo della società per trattenere, almeno fino a fine stagione, il forte Paletta e l’esplosivo Belfodil. 
Voto: 6,5.

Udinese: siamo alle solite. La società pensa a vendere i pezzi migliori per fare cassa. La famiglia Pozzo cede il prezioso Armero al Napoli e lo sostituisce con un centrocampista giovane e tecnico come Merkel. 
Voto: 6.

Sampdoria: trattiene il gioiello Icardi. Questa è la notizia più lieta per i tifosi blucerchiati. 
Voto: 6.

Torino: grana Bianchi in casa Toro, per 20 giorni il capitano granata è stato fuori rosa che alla fine ha deciso di rimanere dov’è. Ventura ritrova Barreto che aveva allenato a Bari. 
Voto: 5,5.
Barreto




Chievo: da segnalare in entrata il ritorno di Acerbi dal Milan. Preso anche Seymour dal Genoa che saprà dare nuove geometrie al centrocampo di Corini.
 Voto: 6,5.



Atalanta: il peggior mercato che si potesse fare. Una squadra meno aggressiva rispetto all’anno precedente, non poteva concedersi il lusso di cedere dei pezzi pregiati come Schelotto e Peluso, armi micidiali della squadra lombarda. I sostituti (Del Grosso e Giorgi) non sono all’altezza. Se una delle pretendenti alla serie B si rifarà sotto, allora saranno guai senza un vero bomber in avanti. 
Voto: 4,5.

Bologna: altro brutto mercato. Impensabile per una squadra senza veri difensori centrali cedere il loro migliore a una diretta concorrente come il Genoa. Da segnalare Moscardelli dal Chievo per far respirare Diamanti nei minuti finali.
 Voto: 5.

Cagliari: Cellino è un osso duro. Pinilla, Astori e Nainggolan erano richiestissimi ma lui non ha ceduto nonostante il momento nero per le casse del Cagliari.
Voto: 6,5.

Genoa: se non fosse per Balotelli, sarebbe il Genoa la migliore squadra che ha operato sul mercato. Prende Manfredini Portanova e tiene Granqvist in difesa, a centrocampo rinforzi di lusso con Matusalem e Rigoni e un buon elemento in attacco come Floro Flores. 
Voto: 8.

Pescara: ottimo innesto quello di D’Agostino, ma la squadra non è all’altezza per restare in A.
Voto: 6,5.

Siena: se non fosse per la penalizzazione, la squadra di Iachini sarebbe fuori dalla zona retrocessione, ma deve fare i conti con l’handicap iniziale. Si segnala la cessione allo Zenit dell’ottimo Neto e del bomber Calaiò al Napoli. 
Voto: 5.

Fabbrini

Palermo: ottimi acquisti per i siciliani, ma le cose non vanno meglio. Faurlin, Fabbrini e Nelson sono grandi innesti, ma la squadra ha bisogno di essere supportata da una difesa migliore e da un’attaccante da doppia cifra. Così è da Serie B dopo anni memorabili come il quinto posto di qualche anno fa. 
Voto: 6.


Mirko Scimemi
Chi più chi meno, sul mercato calcistico si sono mossi un po’ tutti per raggiungere gli obiettivi prefissati a fine stagione. Mario Balotelli porterà il Milan in Champions? La Juventus riuscirà a bissare l’incredibile vittoria dell’anno scorso? E soprattutto ci saranno sorprese, o Siena Palermo e Pescara sono ormai in B? Solo il campo potrà dirlo, a noi non resta altro che goderci lo spettacolo. 











Mirko Scimemi

lunedì 11 febbraio 2013

Olimpiadi: tra moralità e business

Gaspare Polizzi

 Come ben noto le olimpiadi consistono in un grande evento sportivo al quale partecipano rappresentanti di tutti i paesi, che si confrontano nelle varie discipline, da quelle storiche, come l'atletica, alle più recenti, come il carling. I giochi olimpici non sono un'invenzione dell'uomo del XX secolo ma furono una trovata degli antichi greci. Correva il 776 a.c. quando l'avanzatissima cultura ellenica partorì l'idea delle olimpiadi come mezzo unificante, oltre che sportivo e religioso, dell'allora frammentato territorio greco. I giochi vennero meno con la progressiva decandenza delle polis greche , seguironi secoli bui, nei quali il ricordo delle olimpiadi cadde nel dimenticatoio, salvo essere rispolverato nel 1896 quando si svolse ad atene la prima edizione delle olimpiadi moderne, volute fortemente da  Pierre de Coubertin, storico francese. Dal 1896 la competizione si svolge ogni 4 anni, oltre alla funzione sportiva, esalta lo spirito di fratellanza e unione tra i popoli. Con il passare del tempo tuttavia i giochi assunsero un'importanza economica non indifferente, fino a muovere capitali quantificabili in diversi miliardi di euro. Per rendere l'idea, Londra 2012 è costata al governo brittanico 12 miliardi, senza tener conto i flussi finanziari riguardanti il turismo, i gudget e le scommesse sportive attirate dall'evento. Insomma l'uomo moderno, industrializzato e capitalista, non ha di certo perso tempo nel trasformare un evento sportivo  pieno di valori morali, in uno strumento di lucro. Sarebbe a dir poco utopistico auspicare delle olimpiadi non a centro di interessi economici ma l'augurio è quello di poter conservare i valori per le quali esse furono create. 

Gaspare Polizzi





Aspettando Rio 2016, forza azzurri!














Gaspare Polizzi

Si dice ARANCINA, ne arancino ne supplì.

Valentina Ferrantello

Portati alla notorietà dal famoso testo di Camilleri in “gli arancini di Montalbano”, le arancine rappresentano uno degli elementi maggiormente tipici della tradizione culinaria siciliana.
Ecco a voi la ricetta.
Specifico a chiamarle arancinE e non arancinI in quanto prendono il nome dal tipico frutto siciliano: l’arancia.
IL PROCEDIMENTO è MOLTO LUNGO, MA IL RISULTATO è GARANTITO
Buon appetito!!








INGREDIENTI:
1 litro d’acqua
500 gr di Riso “originario”
1 Dado vegetale
sale
1 bustina di zafferano
1 uovo sbattute
50 gr di burro
100 gr di parmigiano grattugiato
Un po’ di cipolla tritata

-Per il ripieno:
Mozzarella
prosciutto
prezzemolo
besciamella
sale e pepe qb

-Per la panatura:
pan grattato
uova

Per la cottura:
Olio di semi


SVOLGIMENTO:

- PRIMA FASE : far soffriggere la cipolla tritata con un pò d’olio, ma senza farla imbiondire. Aggiungere il riso e farlo tostare, e mano a mano aggiungere il brodo vegetale, in cui avremo sciolto lo zafferano, fino a portarlo a cottura. Il riso dovrà risultare al dente. Mantecare con burro e parmigiano. Aggiustare di sale e far raffreddare. Aggiungere un uovo sbattuto e amalgamarlo per bene. Una volta raffreddato a temperatura ambiente io l'ho coperto con della pellicola e riposto in frigorifero per tutta una notte.


- SECONDA FASE:PREPARAZIONE CONDIMENTOTagliare a cubetti la mozzarella e il prosciutto. Amalgamare bene con la besciamella( attenzione dovete ottenere un composto non troppo liquido). Quindi aggiungere prezzemolo e un pizzico di pepe(se lo gradite).

-TERZA FASE: COME FARE LA FORMA DELLE ARANCINE
prendere il riso e formare delle palle compatte. Prendere le palle e cavarle e aprirle sul palmo della mano. Riempire l'incavo con una palla pressata dal condimento. Richiudere la palla di riso su se stessa e lavorarla fino a quando il condimento sarà completamente inglobato dal riso. Far riposare le palle così formate per una mezz'ora.


-PER LA PANATURA:
Passare le arancine nelle uova sbatute, immergendole bene e poi passarle nel pangrattato e ricoprire



-COTTURA: friggere in olio bollente profondo fino ad ottenere l’arancina d’orata. Scolare su carta assorbente




- FASE FINALE:





Valentina Ferrantello

giovedì 7 febbraio 2013

Carnevale: tempo di chiacchiere



Rosita Messina
In questo periodo cosa c'è di più buono delle Chiacchiere di Carnevale ?
Semplicissime da fare , le Chiacchiere sono deliziose striscette di pasta croccante, fatte con un impasto di farina che viene fritto, e spolverate successivamente con zucchero a velo.









INGREDIENTI
  • 300 gr di Farina 00
  • 2 Uova
  • 50 gr di Burro
  • 20 gr di Vino
  • 50 gr di Zucchero
  • Scorza Grattugiata di un limone

PROCEDIMENTO
  • Lascia ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
  • Inserisci tutti gli ingredienti in un contenitore
  • Fai riposare la pasta per 30 Min.
  • Stendi la pasta e forma dei rettangoli tipici delle chiacchiere.















  • Friggi in olio abbondante non molto caldo, per evitare di bruciarle.

















  • Servi cosparse di zucchero a velo.

























Buon Carnevale e Buon Appetito...





Rosita Messina

martedì 5 febbraio 2013

Anche Scilla nelle mani di D'Alì.....oops del PDL!

Ivano Asaro

Certe cose non cambiano mai, altre sembrano cambiare, però restano li, magari con nomi diversi, ma con eguale sostanza. Ormai 4 anni fa Mazara consegnava il suo destino politico e civico nelle mani di Nicola Cristaldi, autoritario uomo di politica (leader per gli amici, despota per i nemici) e politico nella vita (nessuno come lui sa veicolare l'opinione pubblica, dettare i temi dell'agenda sociale e stabilire le cantilene popolari, fino a divenire veri e propri tormentoni). L'onorevole Cristaldi è un politico nel senso più politichese del termine, vitalizi inclusi.

Suo delfino, fino a qualche anno fa, era Toni Scilla, anche lui ex AN, con la capacità di suggestionare le masse, meno del suo mentore, ma di sicuro con un maggiore appeal sull'elettorato femminile. Le vicende della politica però, quando personalistiche, diventano come storie d'amore che ahimè finiscono. Ognuno ha preso la sua strada: chi ha cercato nuovi “padrini” politici (vedi Miccichè) e chi ha cercato nuovi giovani rampanti da plasmare, legandosi alle sorti di Duilio Pecorella. Le storie di entrambi sono simili e diverse al contempo ed ognuno sembra personaggio da vetrina oltre che da romanzo. Ma se di Cristaldi abbiamo già parlato in più occasioni, sempre da un punto di vista personale s'intende, ma con grande onestà intellettuale, di Scilla cominciamo a farlo in questa occasione. Il pretesto? Il suo rientro nel PDL, nello specifico in quota D'Alì. L’ennesimo affresco a tinte forti e grottesche che la politica sa offrire.

Toni Scilla
Andiamo con ordine: Scilla viene “bocciato” alle regionali del 2012, certamente non per scarso consenso elettorale, quanto piuttosto per la scelta di Miccichè, al tempo incomprensibile, di correre da solo (quindi soglie di sbarramento abbastanza proibitive per l'accesso all'Ars). Nonostante ciò decide di restare nel partito autonomista di Miccichè con la promessa, questo si saprà dopo, di una candidatura al Senato, in un posto che gli assicurasse l'elezione in caso di vittoria del centrodestra. Alla chiusura delle liste questo non avviene: Scilla, in un'accoratissima conferenza stampa, si scaglia contro il direttivo di Forza del Sud e sceglie di lasciare il partito.

Il resto è attualità: viene riaccolto per intercessione di Alfano e Schifani, nel Popolo delle Libertà, dal senatore D'Alì, (rimarcando la loro distanza dal sindaco Cristaldi). Tutto secondo copione si dirà.

Perché le cose sono andate così? I malpensanti ritengono che D'Alì, che ha sempre ritenuto la provincia di Trapani di suo dominio (in fondo gran parte una volta lo era), abbia deciso di portare sulla barca Scilla visto la mole di voti al suo seguito. D’altra parte lo stesso, ormai senza Re e senza Regno, doveva pur trovare una nuova casa (o ad esser cattivi una nuova poltrona). Connubio perfetto? Per niente, almeno per chi crede in un certo tipo di politica.
Si può chiedere alle proprie truppe di impegnarsi per un partito, la cui considerazione, fino a poche settimane fa, era tutt’altro che positiva?
Le parole nei comizi, indirettamente riferite al metodo del PDL, sono scomparse? Come possono i due essere alleati se fu proprio D'Alì a cedere il simbolo del PDL a Cristaldi contro Scilla nella corsa a primo cittadino? Che la stima sia nata successivamente è poco credibile, ma di sicuro non impossibile. E però, siamo nel campo del politichese, interessante solo dopo le cose concrete. E qual' è la prima cosa concreta che va affrontata a Mazara? L'emergenza ospedale di certo, con tutta la dinamica del polo distaccato e le ristrutturazioni da fare. Come la pensa l’ex deputato regionale lo sappiamo per sua stessa voce. Era il 13 Dicembre 2012 quando, a margine di un corteo cittadino, rivolse un’accusa diretta alla politica di Trapani, rea di aver favorito i nosocomi del capoluogo, a scapito proprio della nostra città.
Sen. Antonio D'Alì
Tutti in quella occasione pensammo che il placito riferimento fosse proprio a D'Alì. Certo quel nome non fu mai pronunciato, ma Scilla sarà mai in grado di dire nuovamente quelle parole e quelle stesse accuse? Ognuno in merito si farà un'idea e saranno come sempre gli elettori a pronunciarsi sull'opportunità delle scelte. Alcuni elementi però sarebbero abbastanza imbarazzanti: ad esempio una candidatura alle prossime elezioni provinciali proprio di Scilla nel PDL, che saprebbe di politica vecchia, stantia e maneggiona. Al di là di tutto, pur parlando di Scilla, di Cristaldi o di Pecorella (come faremo nelle prossime settimane), si finisce sempre col parlare del sen. D'Alì, colui che tutto può in provincia di Trapani: dalle candidature (vedi Pecorella alla Camera), alle bocciature (vedi il caso Cristaldi) e perfino alle riassunzioni (vedi proprio Scilla che nel giro di qualche giorno è stato addirittura in grado di potere parlare su un palco del PDL di fronte ad una platea alquanto stordita). D'Alì è la politica della provincia di Trapani e Scilla ha scelto consapevolmente questa via. Ma i giovani Pdellini cosa ne pensano? Ultimamente hanno sopportato il “Partito-città” con Pecorella a bordo, che però ora torna con i partiti tradizionali e con essi si candida per concorrere ad uno scranno parlamentare. Prima dovevano considerare Scilla un traditore, ora invece uno di loro e magari fargli anche campagna elettorale. Adesso vedranno insieme Scilla e Pecorella, entrambi ex delfini di Cristaldi, seppure in tempi diversi, che prima si erano tanto amati e poi tanto disprezzati, non fosse altro per agonismo elettorale. Questi “giovani della libertà” non si confondono mai? Non hanno dubbi su questo modo di fare? So di porre domande ad un muro di gomma, ma si sa che la speranza è l'ultima a morire.

Insomma cari cittadini trapanesi, e mazaresi in particolare, cambia tutto per non cambiare mai niente, diceva Tomasi di Lampedusa nel 1958: chissà se ai tempi i politici dipendevano già dal senatore D'Alì?


Ivano Asaro